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Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
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PeppeCampisi
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 Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Ciao a tutti!
Da qualche anno a questa parte il mio interesse musicale si rivolge prevalentemente al jazz, ed in particolare alla corrente del be-bop.
Mi dedico molto allo studio di questo tipo di linguaggio, e da quando ho cominciato a occuparmene ho notato che nonostante esistano diversi metodi di studio, libri e corsi nelle scuole che si dedicano all'apprendimento di questa musica, ho faticato a trovare una didattica unitaria, universalmente condivisa e che dia delle "certezze" a riguardo, in particolar modo per i soli (mentre invece riguardo il walking bass ho notato che c'e' gia' una maggiore "concordanza" didattica tra i vari insegnanti con cui ho studiato o nei vari libri che ho consultato).
Ho avuto la fortuna di seguire seminari e lezioni con diversi musicisti anche molto famosi, e, alla mia domanda riguardo il fraseggio ed il linguaggio be-bop, riguardo la sua "origine" e riguardo il modo per svilupparlo, ho sempre avuto risposte abbastanza parziali e soggettive, salvo rarissime eccezioni. Nessuno, o quasi, e' stato in grado di dirmi che per ottenere un buon fraseggio di questo tipo ha proseguito prima in questo modo, poi in quest'altro modo e poi ha fatto questo e quest'altro ancora, ma piu' che altro ognuno rapportava la propria esperienza senza fare riferimento poi a come praticamente ha assimilato questo modo di suonare. C'e chi dice che studiare dei patterns possa essere utile, c'e' chi dice che sia invece dannoso; c'e' chi sostiene una via d'apprendimento piu' teorica, fatta di approcci schematici e via dicendo, c'e' chi invece considera tutto una questione di orecchio e di ascolto, e da' quasi come unico consiglio quello di suonare sui dischi, considerando relativamente poco importante il discorso teorico. Sicuramente tutti questi discorsi sono validi per chi li espone, ma creano non poca confusione nello studente che sta cercando comunque delle "certezze" su cui basare il proprio percorso di studi.
Ovviamente non mi aspettavo la formula magica o lo schema con i punti da seguire, ci mancherebbe... Pero' col tempo sono giunto alla conclusione che l'assimilazione di questo genere musicale, forse piu' degli altri, e' essenzialmente soggettiva e non codificabile universalmente ed in maniera valida per tutti.
Per intenderci, mentre - nonostante non sia cosi' scontato e semplice e non voglio che sembri che io pensi questo - per spiegare come approcciarsi al blues (che comunque e' un genere storicamente molto naif) ad un ragazzo lo si puo' indirizzare didatticamente, almeno in un primo momento, verso le scale pentatoniche e l'utilizzo della quinta bemolle e verso degli ascolti che rendano pratiche e tangibili queste informazioni teoriche, lo stesso non ho potuto dire, nella mia esperienza, riguardo il jazz (o comunque non in questa misura).
E se e' bello vedere come ognuno abbia impostato il proprio percorso in maniera personale, ricordo che appena cominciato a studiare questo genere di cose mi trovai spiazzato, proprio perche' non trovavo grandi certezze, quando invece le avevo sempre trovate (provenendo dalla musica classica ero abituato ad un metodo strutturato, al percorso strutturato e collaudato che ti dice esattamente come muoverti per arrivare al punto). E se trovarmi di fronte questo nuovo ostacolo sicuramente mi ha aiutato a crescere, la domanda e' diventata: cosa devo studiare per fare queste cose, e, soprattutto, per sviluppare nella mia testa questo tipo di linguaggio?
Armato di curiosita', cominciai a cercare di entrare quanto piu' possibile nel mood del genere e nella "filosofia" del be-bop, ascoltando ancora piu' musica di quanto non facessi, e cercando di procurarmi quanti piu' libri possibili e di studiare con quanti piu' insegnanti possibili, proprio per cercare di capire le cose importanti su cui fare muovere un solo, e perche' convinto che da ognuno si sarebbe potuto apprendere se non l'intero, del metodo di apprendimento, quantomeno una parte che sarebbe andata poi a costituire, insieme a tutto quello che piano piano avevo assimilato, il mio personale modo di approccio a questa cosa.
Sono arrivato personalmente alla conclusione che i patterns, quantomeno quelli gia' trascritti da altri e che si trovano sui libri o nelle dispense in giro per il web, sebbene mi siano tornati utili in un primo momento per capire un po' come fare muovere una linea, siano in realta' quasi dannosi perche' ad un certo punto costringono a pensare per frasi fatte ed inibiscono in qualche modo quello che hai in testa in favore delle dita che si muovono in automatico sulla tastiera (e cosi' non dovrebbe essere a mio avviso, perche' sarebbe opportuno avere una buona consapevolezza di ogni nota che si fa); sono arrivato alla conclusione che cantare quello che suono mentre lo suono aiuti a tirare fuori meglio l'idea che ho in testa (e inoltre sul contrabbasso mi aiuta ad essere piu' intonato); sono arrivato alla conclusione, probabilmente banale, che la la trascrizione massiccia dei soli che ci piacciono e' la chiave di volta per sviluppare e migliorare il modo in cui si concepisce un'idea; sto inoltre studiando sul terzo volume di un libro che si chiama How To Play Bebop, di David Baker, che trovo veramente fantastico. Mentre il primo si focalizza sulle scale bebop (e comunque lo trovo molto bello), ed il secondo quasi esclusivamente sui patterns (e quindi, per cio' che dicevo sopra, ha una sua utilita' relativa, secondo me), il terzo lo trovo davvero illuminante perche' parla, appunto, dell'assimilazione del linguaggio be-bop.
Voi cosa ne pensate? Qual e' il vostro approccio alla cosa? Come pensate che sia opportuno agire o come avete agito se ve ne siete occupati? E cosa pensate via sia servito in particolar modo?
Scusatemi per il papiro, ma per me e' molto importante confrontare questo genere di cose con altri musicisti: proprio perche' mi sono mosso "da solo" per arrivare alle mie conclusioni, penso che i consigli degli altri possano essere molto stimolanti per sviluppare e migliorare tutto cio'
Grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere
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#1 Lun 04 Mar, 2013 19:48 |
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dedo
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
PeppeCampisi, da poco pi? di un anno studio con un sassofonista che invece ha codificato perfettamente l'approcio alla costruzione dei soli bebop e dintorni, esercizi fatti di approci, arpeggi etc... Non voglio dire che sia facile ma seguendo alcune indicazioni ? possibile costruire frasi "biboppose". Da li al farlo mentre suoni a 250bpm.... io ne metto dentro la met? (forse). Poi vale molto tirare gi? i soli e estrapolare le frasi riapplicandole in nuovi contesti, il solito insomma.
PS. i miei appunti dello scorso anno ce li ha Giovanni, chiedi a lui quando torna
Io uso: solo le dita
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#2 Lun 04 Mar, 2013 20:18 |
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Matteo Balani
Matteo Balani
MegabassMod

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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Chiss? perch? quando sento parlare di bebop il basso ? l'ultimo strumento a cui penso!
Peppe, fai benissimo a seguire l'approccio di David Baker: effettivamente ? uno dei pochi testi veramente efficaci in commercio per ci? che riguarda questo tipo di linguaggio.
Ricordiamo che la corrente bebop, che affonda le sue radici nel blues e prende in prestito i dettami dello swing, ? prettamente associata all'utilizzo di un fraseggio veloce (o velocissimo) tipico di questo periodo jazzistico.
Nella corrente bebop, partendo ovviamente da Charlie Parker, mi vengono in mente Dizzy Gillespie (che introdusse, oltretutto il latin in contesti tipicamente jazzistici), Bud Powell, Sonny Stitt, ma anche Ray Brown e Hank Jones...
L'ascolto dei loro dischi ci pu? aiutare ad applicare il seguente schema secondo me fondamentale: ascolto, trascrivo, riproduco, dimentico, improvviso.
Cosa ho trovato veramente utile? Proprio l'ascolto! Il cervello apprende, rielabora, trasforma.
I veri improvvisatori, alla fine, suonano "sugli" accordi, non "attraverso" gli accordi.
L'utilizzo dei pattern (banalmente: frasi pre-confezionate) pu? essere utile all'inizio, ma con il passare del tempo, e con l'aumentare della nostra esperienza, viene ad essere soppresso in favore di una pi? libera rielaborazione melodica.
Cantare e suonare. Cantare ci? che si suona. Suonare ci? che si canta. FONDAMENTALE. I miei studenti lo sanno! (Lasciare da parte la vergogna e cantare ad alta voce!).
Questo ci pu? aiutare sicuramente nel tradurre in musica i nostri pensieri (sul contra ? leggermente pi? difficile).
Ma, a mio avviso, ? comunque un punto di partenza e non di arrivo nell'apprendimento del linguaggio bebop.
Altro paio di maniche (come diceva il carissimo dedo) ? quello di trasportare il tutto sul nostro strumento: alcuni (pochi, secondo me) ci riescono in modo efficace. Come? Pratica, pratica e pratica, copiando, suonando (tanto) e, molto spesso, con una bella dose di talento.
Eventualmente, magari in un post specifico, potremmo anche pensare di fare qualche esempio pratico/didattico.
Peppe: come va "l?"?
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#3 Lun 04 Mar, 2013 21:38 |
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PeppeCampisi
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
dedo, grazie per la risposta!
Chiedero' a Giovanni gli appunti, sono molto curioso di vederli! Secondo me studiare con un sassofonista comunque puo' aiutare molto, perche' in ambito jazzistico il solo credo sia la cosa su cui loro si concentrano maggiormente, e' dunque probabilmente loro sono quelli piu' vicina ad una codificazione in qualche modo "assoluta" del linguaggio. Purtroppo, pur seguendo ed avendo seguito delle lezioni e degli ensemble con dei sassofonisti, non ho mai avuto la fortuna di concentrare una lezione singola solamente sul fraseggio, ma sono sicuro che sarebbe utilissimo.
Matteo Balani, ero sicuro di una tua risposta, e sono molto felice di leggerla, anche perche' mi dai un "feedback" importante per alcune mie sensazioni ed alcuni miei pensieri che stai confermando!
La fase di ascolto di cui parli secondo me e' la piu' importante, perche' aiuta proprio a interiorizzare come si devono muovere le frasi, con quale "feeling" e' necessario che vengano eseguite le cose, affinche' suonino bene... In che modo dovrebbe suonare il nostro solo, insomma. E non parlo per forza di qualcosa di complesso armonicamente, o di chissa' che pattern o roba del genere. Per intenderci, quando sentiamo anche una "semplicissima" scala maggiore bebop suonata dal grande Dario Deidda (il mio piu' grande punto di riferimento a riguardo) ci rendiamo conto che non e' "solo" una scala maggiore, ma c'e' tutta una storia dietro, il modo in cui viene posta... Non saprei definirlo a parole, ma e' qualcosa di magico.
E come possiamo catturare un pizzico di quella magia, di quell'espressivita', e farla nostra, rendendola autentica e non solo una copia di un pattern o di una frase di qualcun altro? Secondo me, come ben dici, semplicemente ascoltando e assimilando, anche, e forse soprattutto, in maniera inconsapevole, cercando di essere quanto piu' ricettivi possibili. E questo si traduce nell'avere in testa, anche spontaneamente, un determinato tipo di frasi, nel poterle cantare, e quindi trasporle sullo strumento diventa solo un processo "secondario" (tecnica permettendo) che permette allo strumento di fare appunto lo "strumento", nel vero senso della parola, grazie al quale esponiamo il nostro pensiero.
Fermo restando che magari il basso elettrico sembra essere quasi bandito dal jazz piu' tradizionale (e me ne rendo sotto certi punti di vista ancora piu' conto qui negli Stati Uniti), secondo me e' uno strumento di una potenza espressiva incredibile, in questo genere (Deidda, appunto, docet). E qualche mio insegnante dice che secondo lui forse proprio il fatto di distinguersi e fare certe cose sull'elettrico potrebbe essere un fattore interessante perche' qui difficilmente si incontra gente che suona il basso elettrico nel be-bop, ma solo il contrabbasso... Quello che e' certo e' che comunque secondo me per fare questo genere di cose e' indispensabile, almeno da un punto di vista lavorativo, sapere suonare quest'ultimo, ma chissa' che proprio l'essere diversi non possa essere una carta in piu'... Boh!
P.s. Teo, qui va tutto bene, l'ambiente e' molto bello, si incontra un sacco di gente e si suona molto, e gli insegnanti sono davvero incredibili!
La cosa bella e' che comunque una volta qui tutto quello a cui devi pensare e' la musica e ti puoi permettere il lusso di studiare e concentrarti solo su quello, come altrove sarebbe difficile che accadesse. L'ambiente e' molto stimolante e secondo me con molto impegno ed una buona capacita' di relazionarsi e' possibile, col tempo, ottenere qualche soddisfazione.
P.p.s. Sarebbero fantastici degli esempi pratico/didattici di cui parli! Posta, posta, che cosi' studio
Un abbraccio a tutti!
Ultima modifica di Ospite il Mar 05 Mar, 2013 08:25, modificato 2 volte in totale |
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#4 Lun 04 Mar, 2013 22:15 |
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Silvestro
Registrato: Aprile 2006
Messaggi: 4824
Età: 60 Residenza:  Liguria (non padania)
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
ho avuto gli stessi pensieri,
non ho mai trovato un solo modo di entrare nella cosa.
alla fine, come tanti mi hanno detto, devo principalmente
trascrivere.
li dentro c'? tutto ...
anche 8 misure al giorno sono buone.
Panascia mi ha detto che non esiste un modo,
devi sviluppare l'orecchio, conoscere gli intervalli, " sentirli "
penso che il basso elettrico nel fraseggio bop aiuti molto
rispetto al contrabbasso e alle sue posizioni.
comunque non mi spaventa studiare i pattern, solo solo un modo
per capire come muoversi intorno agli accordi, e per trovare il proprio
successivamente.
ricordo con curiosit? un ascolto dell'ultimo Gillespie, prima di chiudere
gli occhi, e di bop in fin dei conti non ce n'era tantissimo, o quanto
meno, c'era molto pi? respiro nel fraseggio, molta pi? liberta,
la libert? degli anziani
la grande difficolt? del bop ? concatenare tutto, renderlo musicale e fluido,
ma alla fine, per quanto bello non ? il fraseggio che mi attrae di pi?,
perch? comunque ci trovo dentro molti automatismi, per quanto sia bello
e affascinante, sicuramente da studiare.
Il modale, sotto questo aspetto mi intriga sicuramente di pi?, ed ?
ovviamente molto pi? difficile quanto ti trovi lo stesso accordo su 8 misure ...
bello il jazz ...
Io uso: solo le dita
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http://www.youtube.com/user/jazzz65
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#5 Lun 04 Mar, 2013 22:17 |
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Fenderissimo
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Messaggi: 4820
Età: 41 Residenza:
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
PeppeCampisi ha scritto: ognuno rapportava la propria esperienza senza fare riferimento poi a come praticamente ha assimilato questo modo di suonare. C'e chi dice che studiare dei patterns possa essere utile, c'e' chi dice che sia invece dannoso; c'e' chi sostiene una via d'apprendimento piu' teorica, fatta di approcci schematici e via dicendo, c'e' chi invece considera tutto una questione di orecchio e di ascolto, e da' quasi come unico consiglio quello di suonare sui dischi, considerando relativamente poco importante il discorso teorico.
Probabilmente ci vuole un po' di tutto, solo che ognuno ha dato pi? importanza ad un determinato aspetto.
Per i libri sul walkin ce n'? qualcuno in particolare sul walkin bebop?
PeppeCampisi ha scritto: Scusatemi per il papiro
Altro che scuse. Grazie per lo spunto!
Io uso: solo le dita
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#6 Mar 05 Mar, 2013 00:07 |
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PeppeCampisi
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Silvestro, conosco abbastanza bene Marco ed anche a me ha dato gli stessi consigli quando abbiamo parlato di didattica: lui non fa riferimento ad un metodo o comunque ad un percorso strutturato, ma mi ha detto che tutto quello che ha imparato l'ha imparato dai dischi; e devo dire che, nonostante secondo me la metodicita' sia importante soprattutto quando ti approcci ad una cosa nuova, una volta dentro il meccanismo c'e' da apprendere "solamente" il linguaggio dall'ascolto dei grandi musicisti, piuttosto che da un libro (anche perche' alla fine i pattern che si trovano sui libri, gli esempi, e tutto il resto, non sono altro che una riproposizione - magari semplificata - di quello che i grandi hanno suonato).
Dunque trascrivere e prendere spunto direttamente dai soli dei grandi segue la stessa idea del libro di patterns (che pero' si pone da "intermediario" tra lo studente ed il solo vero e proprio). In fin dei conti la funzionalita' e' la stessa.
Piu' che altro mi sono reso conto, ma probabilmente e' una cosa soggettiva, che ad un certo punto fare troppo affidamento sui pattern mi faceva regredire piuttosto che progredire, perche' mi trovavo ad essere troppo "meccanico", come se le mani si muovessero in automatico "per pattern", ostacolando lo sviluppo di una mia personale idea. Non ho totalmente abbandonato i patterns, ma li seguo con moderazione. Ovviamente questo e' l'approccio che credo funzioni meglio per me, ma la cosa bella e' proprio vedere come in realta' ci sia questa varieta' di vedute - ed e' proprio su questo che verte la discussione!
Riguardo l'improvvisazione modale, mi trovi perfettamente d'accordo: secondo me e' molto piu' difficile improvvisare, per dire, su Maiden Voyage o su So What, che non su un brano be-bop; mentre su quest'ultimi si puo' in qualche modo "bluffare", avendo tanto materiale armonico su cui appoggiarsi e da enfatizzare, quando hai pochi accordi sei "a nudo" con la tua idea... E li' non ci sono arpeggi o patterns che tengano, secondo me!
Fenderissimo, probabile, quello che dici, anche se certe volte notavo posizioni abbastanza antitetiche ed inconciliabili.
Quando mi e' capitato di studiare con Dario Deidda mi ha sottolineato come secondo lui i libri di patterns, le trascrizioni fatte da altri (tipo l'Omnibook di Parker), il Real Book o comunque in generale tutto quello che ti mette davanti qualcosa di "pronto" in realta' tenda un po' ad addormentare l'orecchio; mi diceva che conosce cosi' tanti standards ed e' cosi' abile a trasporli anche sul momento grazie al fatto che ha affinato il suo incredibile orecchio relativo proprio imparando le cose ad orecchio, sentendo le relazioni e senza ragionare in maniera troppo razionale (cosa che magari avviene quando leggi un pattern e lo esegui, o quando leggi gli accordi), ma piuttosto in maniera "aurale".
Ad una clinic prese la famosissima All The Things You Are e ci fece vedere come la trasponeva sul momento (facendo un walking eccezionale) non perche' stesse li' a pensare "allora, nell'originale ho F-7 e poi Bb-7, e quindi adesso che sono in quest'altra tonalita' ho Eb-7 e poi Ab-7", ma semplicemente perche' "sentiva" gli intervalli. Ovviamente quest'esempio puo' sembrare semplice, anche perche' questo brano si muove secondo una progressione armonica abbastanza standard, pero' secondo me il concetto che sta alla base di questo modo di intendere la musica puo' essere applicato a tutto cio' che si fa, compresi i soli.
Personalmente trovo questo modo di intendere la musica e lo studio eccezionale, ed e' quello che secondo me e' piu' opportuno seguire.
In maniera completamente antitetica, il mio insegnante qui alla Berklee (Bruce Gertz) invece mi lascia tonnellate di patterns
Chi ha ragione?
Sono due strade diverse per giungere probabilmente allo stesso risultato, e nonostante magari mi senta piu' vicino a quella di Dario non posso di certo dire che Gertz sia uno sprovveduto...
Boh, queste cose rafforzano ancora di piu' in me la convinzione che lo studio di questo genere sia veramente estremamente soggettivo...
Riguardo il walking, so che ci sono diversi metodi in circolazione, ma mi sono sempre rifatto piu' alle indicazioni dei miei insegnanti, non concentrarmi specificatamente su un solo libro. Tra quelli che ho fatto, comunque, c'e' Suonare Il Basso Elettrico di Moriconi, su cui studiai le triadi, e poi ricordo che ce n'era anche uno di Zanchi, e so che ce n'e' uno di Ed Friedland (ma quest'ultimo non l'ho mai letto, ne ho solo sentito parlare). Anche su How To Play Bebop, nel secondo volume se non sbaglio, c'e' una sezione riguardo il walking.
La cosa che ho notato riguardo questa tecnica comunque e' che sembra esserci una didattica gia' piu' unitaria (gli insegnanti con cui ho studiato si muovevano tutti comunque essenzialmente in "concordanza"). Secondo me comunque la cosa piu' importante e' ascoltare, e se si vuole qualcosa da leggere per capire ed analizzare, secondo me le linee di Ron Carter sui brani di Parker sono un must
Ultima modifica di Ospite il Mar 05 Mar, 2013 07:46, modificato 5 volte in totale |
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#7 Mar 05 Mar, 2013 02:12 |
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pietrobass
Registrato: Novembre 2003
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Matteo Balani ha scritto:
I veri improvvisatori, alla fine, suonano "sugli" accordi, non "attraverso" gli accordi. (questa affermazione vorrei che il buon Matteo l'approfondisse un p?)
L'utilizzo dei pattern (banalmente: frasi pre-confezionate) pu? essere utile all'inizio, ma con il passare del tempo, e con l'aumentare della nostra esperienza, viene ad essere soppresso in favore di una pi? libera rielaborazione melodica.
Cantare e suonare. Cantare ci? che si suona. Suonare ci? che si canta. FONDAMENTALE. I miei studenti lo sanno! (Lasciare da parte la vergogna e cantare ad alta voce!).
Ma, a mio avviso, ? comunque un punto di partenza e non di arrivo nell'apprendimento del linguaggio bebop.
Altro paio di maniche (come diceva il carissimo dedo) ? quello di trasportare il tutto sul nostro strumento: alcuni (pochi, secondo me) ci riescono in modo efficace. Come? Pratica, pratica e pratica, copiando, suonando (tanto) e, molto spesso, con una bella dose di talento.
Mi sento di condividere il pensiero qui sopra di Matteo.
Mi permetto di aggiungere una mia personale analisi.
Non ? quello che si fa, ma come si fa, mi spiego meglio:
Un metodo semplice ma efficace, secondo me, ? la "consapevolezza" di quello che si fa(a prescindere se stiamo facendo un pattern o una nostra impro).
Se suono un pattern in maniera meccanica senza vedere cosa sta succedendo, che note stiamo suonando ed in relazione a quale accordo/i, ? tutto inutile.
Altra cosa ? suonare un pattern e nello stesso tempo "vedere" che note stiamo facendo e in relazione a che cosa.
In poche parole, il metodo ? quello di fare solo quello che si pensa, e si ha coscienza di fare.
Potr? sembrare una banalit?, ma vi assicuro che ? cos?.
Lo stesso esercizio fatto in maniera meccanica, o ragionata cambia valenza in modo incredibile, ed anche difficolt?.
Pensare per note in senso statico ed assoluto, o pensare per intervalli in senso relativo e dinamico, sono queste due le strade per poter esprimere e maturare musicalit?.
Prova a studiare utilizzando uno dei metodi sopra esposti, molto probabilmente, non appena avrai una buona padronanza del primo metodo, inizierai a "usare" anche il secondo.
In fondo ? solo questione di prospettiva!
Buono Studio L?!
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#8 Mar 05 Mar, 2013 08:26 |
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dedo
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Età: 53 Residenza:  Firenze
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Matteo Balani ha scritto: Chiss? perch? quando sento parlare di bebop il basso ? l'ultimo strumento a cui penso!
Vallo a dire a Dario Deidda
Diciamo che fare quel tipo di frase sul basso ? una vera rogna, ma puoi avere quel mood in maniera pi? melodica (Caron?)
Consiglio l'ascolto(e trascrizione) di Oscar Pettiford, maestro Totale di questo tipo di fraseggio sul contra. Tempo fa ho trascritto "tricotism", sul contra non ? semplice, sul basso si e produce molti spunti interessanti per frasi e timing.
http://www.youtube.com/watch?v=n7gKcfKdeQ4
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Ultima modifica di Kublai il Gio 28 Mar, 2013 23:51, modificato 1 volta in totale |
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#9 Mar 05 Mar, 2013 08:31 |
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PeppeCampisi
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
pietrobass, grazie mille per la tua risposta, trovo interessante il tuo punto di vista!
D'altra parte, sarebbe sciocco studiare un pattern senza interrogarsi su cosa si stia suonando e perche'... Personalmente penso che il pattern abbia una sua utilita' quando ti dimostra che "procedendo in questo determinato modo ottieni questa determinata sonorita'", ma credo che dietro ci sia, come ben dici, qualcosa di piu' di una frase presa da qualche solo famoso e che chi studia deve incollare su un II V I...
Diciamo che mi piace pensare piuttosto il pattern come un'indicazione, un esempio, che ti dice "vedi? se suoni l'arpeggio minore sul secondo la settima ti suona in questo modo, e se poi metti un arpeggio diminuito sulla terza del dominante ti suona in quest'altro modo", ma poi penso stia a chi sta suonando recepire l'idea, come suona, farla propria e sfruttare "la sonorita'" che il pattern "ci mostra". Diciamo che e' qualcosa che arricchisce le possibilita' che ha a disposizione il musicista di rendere un'idea che ha in mente.
Ovviamente se lo vediamo solamente come un frammento di frase da incollare su qualcos'altro a mio avviso non si progredisce.
dedo, grazie mille per il consiglio, sto ascoltando il brano!
Comunque, Caron e' uno di quelli cui ho chiesto delucidazioni riguardo il fraseggio be-bop, e sembro' incredibilmente spiazzato perche' pur suonando perfettamente be-bop alla clinic (piu' di quanto non si senta nei suoi dischi) quando gli chiesi lumi sulla questione non mi seppe dire nulla di didatticamente preciso (fai questo, procedi cosi', secondo me dovresti fare quest'altro), ma ricordo che mi consiglio' soprattutto di lavorare sugli arpeggi, dicendomi che comunque secondo lui non esiste un metodo di studio per assimilare il linguaggio che in fin dei conti non sia l'ascolto stesso.
P.s. Deidda per me rappresenta tutto, musicalmente! E' un punto di riferimento troppo importante...
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#10 Mar 05 Mar, 2013 08:42 |
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Homer
Email non valida

Registrato: Mag 2008
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Che bel post. Concordo Dedo: vallo a dire a Deidda.  Personalmente, dopo anni di metodi ho compreso una cosa soltanto: trascrivere, come dice Silvestro. Ma ? lo stesso metodo che consiglia Mike stern, altro boppatore. Per? farlo con coscienza. E poi l'ascolto. Io lo vedo come un vero dialetto. Capita la grammatica, fatta di arpeggi, scale bebop, spin, enclosures etc, occorre dare senso compiuto ad un solo, un architettura. E' come recitare. Quindi penso che propeio per questo Deidda sia uno (il) dei pi? grandi. E' un Al Pacino. Entra nel personaggio, come se quelle linee fossero delle frasi dialettali salernitane. Grande. In conclusione: occorre viverlo il bebop. Metodi tanti, tutti buoni e complementari ( si ? dimenticato di citare i volumi del Bergonzi), ma se non entri dentro....
Quanto ai pattern, quelli gi? trascritti, da fare con il micro onde, li trovo urrendi. Che ti fan perdere tempo. Molto interessanti invece i pattern sul modale, quartale, pandiatonici. Interessanti perch? danno idee...
Io uso: solo le dita
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#11 Mar 05 Mar, 2013 09:05 |
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Morisbass
Moris Zerbato
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
complimenti per il post veramente ,
vorrei dire la mia , anche se poca poca esperienza dello stile be-bop,
secondo me la chiave di lettura , e vale per tutti gli stili , e' prima studiare sui metodi ,
poi ascoltare ascoltare ed ancora ascoltare , finche' non si metabolizza il tutto , certo ognuno ha i suoi tempi , finche' non lo si "interiorizza " (che parola e?  ) ,
ognuno ha il suo stile , non c'e' niente da fare , io sono negato per il jazz , anche se mi sono buttato , ma non fa per me , sono troooooooopppo rock  ,
my 2 cents
Io uso: plettro e dita
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#12 Mar 05 Mar, 2013 09:28 |
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Matteo Balani
Matteo Balani
MegabassMod

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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
dedo ha scritto: Matteo Balani ha scritto: Chiss? perch? quando sento parlare di bebop il basso ? l'ultimo strumento a cui penso!
Vallo a dire a Dario Deidda
Ragazzi ci siamo capiti. Dario ? pressoch? unico nel suo genere.
E se guardiamo indietro, gli improvvisatori "bassisti" dell'epoca bebop o di stampo bebop non sono poi cos? tanti, Anzi.
pietrobass ha scritto: Matteo Balani ha scritto:
I veri improvvisatori, alla fine, suonano "sugli" accordi, non "attraverso" gli accordi. (questa affermazione vorrei che il buon Matteo l'approfondisse un p?)
Creare una melodia ex-novo, dare un senso di fluidit? e gradevolezza a ci? che si improvvisa: questo ? suonare "sugli" accordi.
Suonare "attraverso" vuol dire essere legati alla progressione armonica.
Banalizzando: vedo un accordo di 7, suono un frammento di misolidia; un min/Maj7, una minore armonica o melodica e cos? via, in maniera "scolastica", per capirci.
Ultima modifica di Kublai il Gio 28 Mar, 2013 23:52, modificato 1 volta in totale |
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#13 Mar 05 Mar, 2013 09:32 |
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pietrobass
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Matteo Balani, quello che avevo inteso io, per? ? anche vero che per suonare "sugli" accordi, devi prima saper suonare "attraverso" gli accordi!
Il punto di arrivo ? una "conoscenza" talmente elevata, che mentre suoni non devi pensare a "costruire" l'accordo, ma a "ristrutturarlo".
Io uso: solo le dita
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https://www.youtube.com/channel/UCu0OrWy8W-DmIvCsBQnVPgg
Disponibile per Lezioni Online(contattatemi in privato)
Ultima modifica di pietrobass il Mar 05 Mar, 2013 09:59, modificato 2 volte in totale |
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#14 Mar 05 Mar, 2013 09:46 |
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dedo
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Matteo Balani ha scritto:
Ragazzi ci siamo capiti. Dario ? pressoch? unico nel suo genere.
Infatti scherzavo, Dario ? un punto di riferimento ma ? talmente unico che difficilmente pu? rappresentare un punto di arrivo (poi se ce la fate vi compro i cd  ).
Condivido anche che sul basso forse premia di pi? un fraseggio pi? ibrido, meno radicale, pi? contaminato. Sul contra invece ? un'altra storia.
Comunque il sassofonista con cui studio ogni tanto mi fa sentire "scemo" improvvisando esclusivamente con le triadi (accordi "in" e sostituti).
Con il giusto piglio e il giusto timing ? subito bebop senza scomodare robe incredibili. E sul basso IMHO questa semplicit? "melodica" paga.
In sostanza: impariamo a far atterrrare la frase sulla nota giusta (=bella, non solo corretta) e tutto andr? da solo.
Direi che Pettiford, Chambers e Brown hanno detto gi? tutto.
Altro brano che ho trascritto e che non ? male per l'argomento
http://www.youtube.com/watch?v=c0t1-DxX5Ew
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#15 Mar 05 Mar, 2013 09:51 |
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Matteo Balani
Matteo Balani
MegabassMod

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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
dedo,
Magnifico il brano del Paul Chambers sextet!
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#16 Mar 05 Mar, 2013 09:57 |
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dedo
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Matteo Balani, ? diventato il "mio blues" da jam.
PS. se a qualcuno interessano queste due trascrizioni le posso postare (anche se l'utilit? ? proprio la trascrizione personale)
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#17 Mar 05 Mar, 2013 10:03 |
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Matteo Balani
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MegabassMod

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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Tricotism l'avevo trascritta anch'io, ma quest'ultima...postala, please!
Cos? me la suono oggi PM!
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#18 Mar 05 Mar, 2013 10:24 |
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dedo
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
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#19 Mar 05 Mar, 2013 10:46 |
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Matteo Balani
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
dedo,
Ottimo!
Grande!
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#20 Mar 05 Mar, 2013 10:55 |
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PeppeCampisi
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Grazie a tutti per aver postato i vostri consigli ed il vostro punto di vista, in generale sembra che se dobbiamo trovare qualcosa su cui tutti sono d'accordo e' proprio la trascrizione!
Comunque dedo, hai ragione, certe volte sento dei solisti, non per forza sassofonisti, che mettono due triadi di fila ma riescono a farlo con una tale maestria e padronanza comunicativa... Sembra che tutto cio' che toccan... Ops, suonano diventi oro!
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#21 Mar 05 Mar, 2013 15:03 |
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dedo
Contributor

Registrato: Dicembre 2003
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Età: 53 Residenza:  Firenze
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
PeppeCampisi, in effetti la cosa pi? basica ? lavorare sulle triadi ASC-DISC.
Ma ho cinque minuti e faccio un esempio.
Un semplice C7 che risolve su F arpeggiando due rivolti su C fa gi? Bop. Io abuso di queste frasi elementari (il mio livello non ? pro come Matteo):
in ottavi /G-C-E-G(8)-F#-C#-A#-F#(8bassa)-/F_____
In pratica la triade di C ascendente partendo dalla quinta e la triade di F# (trit) discendente che cade sulla tonica di F.
Ora questa ? elementare ( IMHO gi? efficace), atterra sulla tonica (evitabile) e comunque basica (iniziamo a mettere note d'approcio e inizia a suonare) ma dentro una qualsiasi cadenza suona bene e sul basso "funziona".
Ecco io sto codificando questo modo di pensare pi? che pattern a non finire, spero che nel tempo sia la strada migliore, sicuramente ora ? pi? lunga che leggere un libro pieno di frasi.
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#22 Mar 05 Mar, 2013 18:05 |
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Matteo Balani
Matteo Balani
MegabassMod

Registrato: Marzo 2005
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Età: 51 Residenza:  Milano
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Ho ripescato una mia vecchissima "lesson" presente proprio su megabass. IT:
Qui!
Lasciando perdere le TAB (per altro generate automaticamente), ci sono un bel p? di spunti con cui confrontarsi!
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#23 Mar 05 Mar, 2013 19:03 |
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Silvestro
Registrato: Aprile 2006
Messaggi: 4824
Età: 60 Residenza:  Liguria (non padania)
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
quanti bopparoli qui dentro ...
bella discussione, davvero
sono di parte, ma penso che per chiarezza di suono
un bel fraseggio jazz renda ancora di pi? sul basso elettrico ..
il nostro problema ? che quando sbagliamo una nota
lo strumento non perdona .... sul contra pu? passare
come cromatismo creativo
Jaco, Dario, Jeff Andrews ...  ...
a breve sul mio canale YouTube metter? un bel brano di Dario
Io uso: solo le dita
____________________
http://www.youtube.com/user/jazzz65
Ultima modifica di Silvestro il Mer 06 Mar, 2013 03:19, modificato 1 volta in totale |
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#24 Mer 06 Mar, 2013 03:18 |
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PeppeCampisi
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 Re: Sviluppare Il Fraseggio Be-bop: Tecniche Di Apprendimento
Homer, bello il paragone col dialetto! Comunque si', anche i metodi di Bergonzi sono interessanti, insieme al Baker gia' citato mi sembrano la piu' interessante forma di "codificazione" del linguaggio, fermo restando che, come e' stato detto, probabilmente la strada della trascrizione e' la piu' "genuina" ed utile, ci sbatti la testa contro ma secondo me assimili in un modo senza precedenti.
dedo, l'esempio che hai fatto mi piace molto e secondo me va dritto al punto: non credo che il trucco stia poi nell'usare chissa' che soluzioni cervellotiche, ma credo sia piu' nel "come" si fanno le cose, come ci si approccia anche ad un "semplice" II V ('nsomma, semplice... c'e' un mondo dietro)... Poi secondo me piu' si sviluppa la capacita' di costruire da se' questo genere di esercizi, come hai fatto, piu' il nostro cervello secondo me si abitua a sentire quelle sonorita' e a pensarne di piu' complesse.
Matteo Balani, Teo, ho dato un'occhiata veloce alla lesson, bella, grazie! Appena posso me la guardo con piu' calma!
Silvestro, vai col brano di Dario!
Comunque si', paradossalmente pur essendo il contrabbasso un strumento a mio avviso tecnicamente piu' difficile ho notato che mi sembra relativamente piu' semplice e abbastanza naturale ottenere quel sound... Probabilmente il fatto che lo strumento secondo me "limiti" un po' - tecnicamente - rispetto al basso elettrico, per tutta una serie di difficolta' (intonazione, tastiera piu' lunga, corde piu' alte), fa in modo che si ponga ancora di piu', di quanto forse non si faccia sull'elettrico, l'accento sul sound e sull'effetto della frase. Ma magari e' solo una mia impressione...
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#25 Mer 06 Mar, 2013 06:06 |
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