Da qualche anno a questa parte il mio interesse musicale si rivolge prevalentemente al jazz, ed in particolare alla corrente del be-bop.
Mi dedico molto allo studio di questo tipo di linguaggio, e da quando ho cominciato a occuparmene ho notato che nonostante esistano diversi metodi di studio, libri e corsi nelle scuole che si dedicano all'apprendimento di questa musica, ho faticato a trovare una didattica unitaria, universalmente condivisa e che dia delle "certezze" a riguardo, in particolar modo per i soli (mentre invece riguardo il walking bass ho notato che c'e' gia' una maggiore "concordanza" didattica tra i vari insegnanti con cui ho studiato o nei vari libri che ho consultato).
Ho avuto la fortuna di seguire seminari e lezioni con diversi musicisti anche molto famosi, e, alla mia domanda riguardo il fraseggio ed il linguaggio be-bop, riguardo la sua "origine" e riguardo il modo per svilupparlo, ho sempre avuto risposte abbastanza parziali e soggettive, salvo rarissime eccezioni. Nessuno, o quasi, e' stato in grado di dirmi che per ottenere un buon fraseggio di questo tipo ha proseguito prima in questo modo, poi in quest'altro modo e poi ha fatto questo e quest'altro ancora, ma piu' che altro ognuno rapportava la propria esperienza senza fare riferimento poi a come praticamente ha assimilato questo modo di suonare. C'e chi dice che studiare dei patterns possa essere utile, c'e' chi dice che sia invece dannoso; c'e' chi sostiene una via d'apprendimento piu' teorica, fatta di approcci schematici e via dicendo, c'e' chi invece considera tutto una questione di orecchio e di ascolto, e da' quasi come unico consiglio quello di suonare sui dischi, considerando relativamente poco importante il discorso teorico. Sicuramente tutti questi discorsi sono validi per chi li espone, ma creano non poca confusione nello studente che sta cercando comunque delle "certezze" su cui basare il proprio percorso di studi.
Ovviamente non mi aspettavo la formula magica o lo schema con i punti da seguire, ci mancherebbe... Pero' col tempo sono giunto alla conclusione che l'assimilazione di questo genere musicale, forse piu' degli altri, e' essenzialmente soggettiva e non codificabile universalmente ed in maniera valida per tutti.
Per intenderci, mentre - nonostante non sia cosi' scontato e semplice e non voglio che sembri che io pensi questo - per spiegare come approcciarsi al blues (che comunque e' un genere storicamente molto naif) ad un ragazzo lo si puo' indirizzare didatticamente, almeno in un primo momento, verso le scale pentatoniche e l'utilizzo della quinta bemolle e verso degli ascolti che rendano pratiche e tangibili queste informazioni teoriche, lo stesso non ho potuto dire, nella mia esperienza, riguardo il jazz (o comunque non in questa misura).
E se e' bello vedere come ognuno abbia impostato il proprio percorso in maniera personale, ricordo che appena cominciato a studiare questo genere di cose mi trovai spiazzato, proprio perche' non trovavo grandi certezze, quando invece le avevo sempre trovate (provenendo dalla musica classica ero abituato ad un metodo strutturato, al percorso strutturato e collaudato che ti dice esattamente come muoverti per arrivare al punto). E se trovarmi di fronte questo nuovo ostacolo sicuramente mi ha aiutato a crescere, la domanda e' diventata: cosa devo studiare per fare queste cose, e, soprattutto, per sviluppare nella mia testa questo tipo di linguaggio?
Armato di curiosita', cominciai a cercare di entrare quanto piu' possibile nel mood del genere e nella "filosofia" del be-bop, ascoltando ancora piu' musica di quanto non facessi, e cercando di procurarmi quanti piu' libri possibili e di studiare con quanti piu' insegnanti possibili, proprio per cercare di capire le cose importanti su cui fare muovere un solo, e perche' convinto che da ognuno si sarebbe potuto apprendere se non l'intero, del metodo di apprendimento, quantomeno una parte che sarebbe andata poi a costituire, insieme a tutto quello che piano piano avevo assimilato, il mio personale modo di approccio a questa cosa.
Sono arrivato personalmente alla conclusione che i patterns, quantomeno quelli gia' trascritti da altri e che si trovano sui libri o nelle dispense in giro per il web, sebbene mi siano tornati utili in un primo momento per capire un po' come fare muovere una linea, siano in realta' quasi dannosi perche' ad un certo punto costringono a pensare per frasi fatte ed inibiscono in qualche modo quello che hai in testa in favore delle dita che si muovono in automatico sulla tastiera (e cosi' non dovrebbe essere a mio avviso, perche' sarebbe opportuno avere una buona consapevolezza di ogni nota che si fa); sono arrivato alla conclusione che cantare quello che suono mentre lo suono aiuti a tirare fuori meglio l'idea che ho in testa (e inoltre sul contrabbasso mi aiuta ad essere piu' intonato); sono arrivato alla conclusione, probabilmente banale, che la la trascrizione massiccia dei soli che ci piacciono e' la chiave di volta per sviluppare e migliorare il modo in cui si concepisce un'idea; sto inoltre studiando sul terzo volume di un libro che si chiama How To Play Bebop, di David Baker, che trovo veramente fantastico. Mentre il primo si focalizza sulle scale bebop (e comunque lo trovo molto bello), ed il secondo quasi esclusivamente sui patterns (e quindi, per cio' che dicevo sopra, ha una sua utilita' relativa, secondo me), il terzo lo trovo davvero illuminante perche' parla, appunto, dell'assimilazione del linguaggio be-bop.
Voi cosa ne pensate? Qual e' il vostro approccio alla cosa? Come pensate che sia opportuno agire o come avete agito se ve ne siete occupati? E cosa pensate via sia servito in particolar modo?
Scusatemi per il papiro, ma per me e' molto importante confrontare questo genere di cose con altri musicisti: proprio perche' mi sono mosso "da solo" per arrivare alle mie conclusioni, penso che i consigli degli altri possano essere molto stimolanti per sviluppare e migliorare tutto cio'
Grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere



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