Premessa:
di bassi non ci capisco una mazza. Mi limito a suonarli, n? tanto quanto vorrei n? bene come mi piacerebbe. Se dico bischerate fatemelo notare, dopodich? fatevene una ragione.
Foto:
non ne ho di decenti. Soffro di alzheimer, non son capace nemmeno se mi dai tremila euri di reflex. Per cui se volete andare a vedere le foto vi rimando al Sito del buon Biarnel, qui: http://www.biarnel.com/liuteria/iter/iter9.html dove trovate anche i legni.
Estetica-esteriore-fattura:
Non c'? molto da dire, come da tradizione Biarnel, sulla fattura del basso. Questo ? uno dei primi Iter, datato - mi dissero - 2008 o 2009, se fossi un cacciatore di polli da mercatino potrei scrivere "uno di quelli su cui la liuteria si ? costruita la reputazione, i primi, quelli che suonano bene, mica come quelli moderni fatti in Cina!" e poi sparare 3500 euro di prezzo (3000 per gli amici di Megabass). Invece mi limito a constatare - dall'alto della mia ignoranza - che la finitura ? ancora molto bella (anche se il liutaio mi ha anticipato che prima o poi una lucidatina al top andr? ridata) e che il basso non ha risentito del passare del tempo, nonostante sia stato trattato con pochi riguardi da parte dei proprietari precedenti, uno dei quali aveva la barbara abitudine di appoggiare lo strumento per terra quando non lo usava.
Il manico, per me che passavo le giornate a manustuprarmi guardando i manici in wenge su Warmoth, per me ? un sogno. Un bel pezzo di wenge con tastiera nella stessa essenza, venature molto belle ed evidenti sia lungo la tastiera che lungo il manico. Una goduria a guardarsi.
Le meccaniche sono a posto, praticamente nessun segno di ossidazione e come unico problema il pot del tono che "gira su s? stesso" anche a fondo corsa (probabilmente ? stato usato con troppa forza in passato). Le avrei preferite nere, ma lo strumento non ? stato fatto per me, quindi ci si adatta, cosi' come mi sono adattato ai 22 tasti, visto che preferisco i 24 per una questione di abitudine e riferimenti.
Il top non c'? che dire, un gran bel pezzo di bubinga figurato tirato a lucido che ha una piccola "reprise" nel copri trussrod della paletta (piccola chicca per chi come me ama le palette "matching"). In foto e dal vivo "disturba" il fatto che la stondatura dell'avambraccio non sia coperta dal top, lasciando una striscia di ontano a vista: quando poi si indossa lo strumento, perlomeno nella mia posizione, li' ci va l'avambraccio quindi si nota assai meno.
La custodia rigida in dotazione ? senza infamia e senza lode, pregevole il logo Biarnel fatto a mano da manine pi? sante di quelle del Liutaio, meno pregevole il fatto che non c'? modo di infilarla nel bagagliaio dell'auto e che in capo a tre settimane hanno ceduto i punti di spillatrice che tenevano le striscioline di velcro ferma-manico.
Ergonomia:
La leggerezza dello strumento ? imbarazzante, anche li' come spesso capita per i bassi Biarnel. Confrontato col mio TRB6 sembra finto, da tanto che ? leggero. Tenuto in posizione piuttosto alta, come piace a me, il bilanciamento ? buono senza che la mano sinistra si allontani troppo dal corpo nelle prime posizioni, che come risultato risultano meno faticose.
A voler cercare il cane nella minestra si potrebbe obiettare che il jack, messo li' dove ?, rompe un bel po' quando si mette lo strumento sul classico stand da pavimento col cavo ancora attaccato: o lo mettete storto e sudate freddo nel timore che vada a terra, o lo poggiate da qualche altra parte (NON PER TERRA, per favore).
Io suono con il pollice appoggiato al pickup sul MI e pollice appoggiato alla corda negli altri casi, e la destra ? comodissima.
Action da miei standard piuttosto alta, potrei abbassarla ancora un po' ma questo mi forzerebbe a modulare molto il tocco perch? le corde sono morbide e in caso di action bassa e note percosse con pi? veemenza il "clang" ? dietro l'angolo, non sono Steve Harris e il clang lo lascio a lui.
Impressioni da spento:
Non so voi, ma io gli strumenti li suono da accesi. Passiamo a quella dopo.
Suono:
Non c'? molto da ragionarci: c'? un controllo di volume e un controllo di tono. Ho sempre avuto strumenti attivi, questo ? il mio primo passivo, e a differenza di altri passivi che avevo provato solo in negozio ho notato che il tono.... TONA, nel senso che chiude parecchio. Altri (non faccio nome, tipo un Jabba) non avevano controlli di tono cosi' incisivi.
Per il resto il suono ? quello, con tutti i magheggi possibili che potrete ottenere variando tocco e posizione della mano. Contate anche che io suono al 95% in fingerstyle, al 5% provando a slappare non essendone capace, e il plettro non so nemmeno tenerlo in mano.
Bassi molto presenti, in alcuni casi anche troppo e a seconda dell'acustica della stanza ho dovuto tagliarli un po'. Mai slabbrati per?, sempre molto definiti.
Medie frequenze molto "legnose", sembrano quasi naturalmente compresse, ? la parte dello spettro dove il basso risponde di pi? alla dinamica. Pestando saltano molto pi? fuori, mentre stando pi? delicati col tocco della destra prendono meno importanza. Quasi ringhianti, se dovessi usare una parola userei "gutturali". Ora potete ridere, grazie.
Alti dinamici ma non esagerati, leggermente attenuati.
Contate che lo strumento ha su una muta di corde nickel-plated in discrete condizioni ma di et? indefinita. Conto di rifare una prova usando corde nuove e magari in acciaio, che secondo me potrebbero avere molto da dire su uno strumento del genere.
Le prove sono state fatte con due amplificatori:
- Rig casalingo, ampeg SVT7-Pro con cassa Parsek 500k33, volumi non-troppo esagerati: la pasta sonora dell'ampeg ? tendenzialmente scura e fa risuonare il lato pi? "vintage", se cos? lo vogliamo chiamare. Con il tono quasi del tutto chiuso e il controllo ultra-low ingaggiato ho goduto VERAMENTE tanto, saltavano fuori basse molto burrose per nulla impastate. Gain ad ore 2-3, col master ad ore 7-8 e configurazione a 8 ohm gi? facevo vibrare le ante della cucina.
- Rig in sala prove: Markbass P501 + cassa Ampeg SVT410HE, per un suono pi? rock: un po' la mediosit? tipica delle Markbass, un po' lo squillo decisamente pi? pronunciato della cassa Ampeg e la sua risposta decisamente pi? attenuata dai 60hz in gi?, il suono cambiava molto ed era pi? orientato ad un rock moderno. Tono poco pi? che mezzo aperto e dita un po' pi? infervorate e il ringhio c'?. Non ? il classico ringhio da single-coil-incavolato che potreste aspettarvi da un jazz (o che tiro fuori dal TRB, volendo), ? pi? compatto e definito, ma non per questo meno bello. Gain a ore 3, master sulle 9 e ho retto felicemente una prova facendomi fare i complimenti da tutti.
In entrambi i casi, lo strumento ha un output tendenzialmente basso (cosa che in verit? in verit? vi dico mi sta complicando la vita affiancandolo al TRB) e richiede dei livelli di guadagno in ingresso sensibili. Gain ad ore 3 sia sulla Ampeg che sulla Markbass, la markbass non clippa nemmeno saltando sullo strumento, mentre l'ampeg ha uno stadio di ingresso leggermente pi? sensibile.
Per come lo sto imparando a conoscere io, quello strumento va suonato con gain alto e molta attenzione alla dinamica, cosa che lo fa "fiorire". Suonato a livelli di gain pi? bassi perde un po' di apertura.
Conclusioni:
io sono contento matto (e ce credo, direte voi): ho uno strumento suonabile, leggero, di carattere e con una sua personalit? ben definita. Ho ancora da prendergli le misure e capire come reagisce con i vari tipi di corda per trovare la "nostra" voce, ma ? una bella occasione di crescita personale. Logico, non ? uno strumento "versatile", ha il suo suono e ci si pu? girare un po' intorno. A volerlo rendere uno splendido "all-rounder" ci sarebbe da montarci un J e magari una elettronica con switch attivo/passivo (e chiss? che magari non ci faccia un pensiero).
Per il resto abbiamo ancora PARECCHIA strada da fare insieme, e non ? escluso che aggiorni questa recensione tra qualche settimana













Viareggio (LU)







Zena a.k.a. Genova


Roma, Valle Caudina
Poggio a Caiano (PO)
Bath
Palermo
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