Ciao a tutti! Anche se sono passati un po' di mesi dall'ultimo post in questo thread, dico anch'io la mia su questo pedale dato che l'ho avuto anni fa, poi venduto, e riacquistato proprio in questi giorni
Intanto rispondo alle 2 domande di navo nel caso in cui nel frattempo non avesse trovato risposte:
1) l'uscita "link", come si vede chiaramente anche nello schematico del pedale, è una deviazione diretta dell'input A, ovvero ritorna lo stesso segnale che viene dato in ingresso al Microbass II senza che nessuna parte del pedale agisca sul suono; il manuale, infatti, suggerisce di usare quell'uscita per il collegamento all'ampli quando il pedale viene utilizzato come DI pura, ovvero quando si vuole che la funzionalità del pedale si limiti al solo invio del segnale al PA (chiaramente i settaggi del pedale invece intervengono sul suono mandato al banco a meno che non venga attivata l'opzione "pre eq"). L'uscita "output", invece, si porta dietro tutte le modifiche timbriche ottenute con le regolazioni del pedale.
2) qui il discorso è più delicato/complesso ed è in realtà una questione di scelta/necessità: il send/return del pedale è di fatto un loop parallelo posto dopo lo stadio di preamplificazione, ovvero è l'equivalente del send/return che normalmente si trova sulle testate; questo tipo di loop consente fondamentalmente di conservare una parte (a propria scelta) di segnale pulito (ma comunque processato dalla sezione di eq) da miscelare con il segnale processato dal loop effetti ed è molto comunemente usato con gli effetti di ambiente e di ritardo (molto spesso, infatti, i vari processori a rack come ad esempio i lexicon, vengono collegati proprio nel send/return della testata per ottenere questo gioco di miscelazione tra i suoni c.d. dry e wet); Ender Wiggin suggeriva anche la possibilità di sfruttare il loop parallelo con gli effetti di distorsione che normalmente mangiano un po' i bassi, cosa sicuramente utilissima sul basso ma a cui va comunque aggiunto come appunto il fatto che in questo caso specifico il pedale di distorsione che finisce nel loop del Microbass II "subisce" comunque il comparto di preamplificazione del pedale, per cui l'overdrive/distorsore avrà sicuramente una risposta timbrica diversa se collegato prima del Microbass II o nel suo loop.
Per quanto riguarda la richiesta specifica del compressore, anche qui è una questione di scelta: la compressione in alcuni casi può essere applicata in parallelo per ottenere un miglior risultato di mix senza però perdere dinamica; inutile dire però che, specialmente sul basso, i risultati offerti da questa tecnica sono molto difficili da percepire in un contesto live, per cui normalmente si opta per mettere il compressore in serie; resta invece interessante la scelta della posizione del compressore, dato che a inizio catena consente di ottenere un segnale più omogeneo da mandare poi "in pasto" al resto della catena effetti (per evitare ad esempio che picchi di segnale possano causare una risposta indesiderata dei pedali successivi), mentre se posto alla fine consente di omogeneizzare il segnale dopo che questo è stato processato (in modo da sfruttare la dinamica dello strumento e delle mani con gli altri pedali).
Su questo secondo punto, lascio altre due piccole considerazioni:
- si può utilizzare il mix al 100% per ottenere lo stesso risultato che si otterrebbe collegando i pedali in serie all'output del Microbass II, ma guadagnando il fatto che l'uscita bilanciata del pedale porterebbe con sé tutta la catena effetti;
- attenzione all'utilizzo in parallelo di pedali che hanno già un proprio controllo di blend: in questo caso verrebbero a sommarsi più segnali dry con possibili sfasamenti.
Detto questo, concordo sia con gli utenti del
Forum che hanno parlato bene del prodotto, sia con quelli che l'hanno definito "poco trasparente", quindi chiarisco meglio la mia posizione.
Il pedale ha certamente un suo carattere di base (seppur molto meno evidente dei vari sansamp) e, soprattutto, tende un po' a comprimere il segnale, cosa che a mio avviso è il vero motivo che fa storcere un po' il naso in tema di trasparenza. Io stesso ho lamentato di questa cosa durante i vari test comparativi tra i segnali con e senza Microbass II, ma di fatto l'ho poi usato con grande soddisfazione in studio, dove quella leggera compressione naturale rendeva le tracce registrate quasi già pronte.
Quello che invece non ho veramente mai capito di questo pedale è il doppio canale: personalmente, reputo la sezione dei medi la più importante in assoluto per la modellazione del suono, dato che è soprattutto grazie ai medi che si riescono ad ottenere facce molto diverse del nostro strumento; ecco, l'idea di avere un canale con i soli medi e un altro con un eq a 2 vie, secondo me, rende poco reale la possibilità di utilizzare il pedale come preamp con due strumenti, a meno che si voglia lasciare l'eq in flat (ma a quel punto basta uno switch a/b come il one-shot) o che interventi sull'eq (seppure comunque limitati nei controlli) servano solo su un canale (perché sull'altro ad esempio si usa un contrabbasso). Personalmente, infatti, ho sempre usato il pedale in modalità A+B perché credo sia l'unica sensata per utilizzare il pedale come preamplificatore.
L'altra cosa che non mi ha mai convinto appieno è la saturazione, ma qui è più un discorso di gusti.
Per il resto, nulla da dire sulla qualità del pedale, sia a livello costruttivo che musicale, davvero versatile, silenzioso e molto prestante in studio (utilizzato moltissimo in contesti pop/rock). Credo che il Microbass II sia infatti un pedale molto più orientato al recording che al live, ma si può usare con soddisfazione anche dal vivo, specialmente quando si deve (o si vuole!) rinunciare all'amplificatore ma non al proprio suono.