Ciao a tutti. Questo è il mio nuovo bambino:
FOTO Reggie Hamilton V Custom Shop
è del 2008 ma è stato acquistato nel 2010 dalla persona che poi lo ha venduto a mè.
Non vi aspettate una recensione molto tecnica perchè non ne sono capace, non ho mai scritto nulla di simile prima, ma questo strumento meritava che io scrivessi almeno le mie impressioni e dato che in passato ho posseduto a lungo la versione Mex 4 corde, ho pensato che potesse essere interessante fare qualche parallelo tra i due.
Era da tempo che pensavo al mio “basso della vita”: suono da molti anni e ho posseduto e provato molti strumenti: nel tempo ho focalizzato alcuni precisi requisiti che il MIO basso avrebbe dovuto avere. All’inizio volevo farmelo fare su misura da un buon liutaio, poi ho avuto questa occasione, ho deciso di approfondire e alla fine di chiudere. Non ho mai avuto grande feeling con i bassi Fender ma, tra tutti quelli che ho suonato, certamente la versione Mex del RH era uno di quelli che mi aveva convinto di più. Il Mex alla fine l’ho venduto per una mia personalissima cronica difficoltà ad adattarmi alla forma del manico e alla tastiera molto bombata, ma il suono, la forma, la configurazione P/J, l’elettronica attivo/passivo erano tutte cose già molto vicine al mio ideale. Nel Mex mi mancava un po’ la 5° corda (che non reputo fondamentale, ma se il low B suona come si deve è una gran bella comodità) e devo dire che anche l’elettronica della versione messicana nonostante la silenziosità (... qualità rara sui Fender !) non mi è sembrata particolarmente efficace. Sul mio Mex mi capitava di smanettare parecchio, ma gli effetti sul suono erano sempre relativamente contenuti, inoltre certi suoni un po’ più aperti e moderni facevo davvero fatica ad ottenerli. Nonostante non risponda al mio ideale continuo a pensare che il RH Mex sia un gran bel basso con un ottimo livello di finiture e soprattutto un strumento che suona … “e soc'mel” se suona (!) ma per diversi aspetti non riuscivo a considerarlo il MIO basso.
Quando ho preso in mano questo Custom Shop ho capito cosa si intende per basso di grande valore e di elevata qualità. Io non ho mai avuto in mano strumenti di liutai famosi (Fodera, Ken Smith, Pedullà, etc) quindi non saprei fare paragoni, ma in questo Custom Shop ho trovato contemporaneamente tutto il positivo del Mex con molto, molto, molto di più:
- una 5° corda di livello mai visto prima (almeno da mè)
- una elettronica efficacissima che consente variazioni enormi
- un peso ancora accettabile 3,9 kg
- e soprattutto un manico da favola !
La tastiera è abbastanza piatta (radius elevato, come piace a mè) l’intercorda e lo spessore del manico sono molto più uniformi lungo tutta la lunghezza del manico rispetto al Mex (che era la cosa che mi disturbava di più). Inutile parlare di finiture e dettagli Il Mex è già ottimo ma questo è semplicemente straordinario: tastatura, assemblaggi, verniciature, legni, dots, capotasto, meccaniche … tutto bello e perfetto. L’unico basso che io ho posseduto, paragonabile a questo per la qualità costruttiva e la suonabilità del manico, è stato il Mayones Patriot 5 Classic, strumento bellissimo ma, IMHO, molto poco versatile.
LA PROVA,
Inizio come faccio sempre, col basso staccato. Lo strumento suona già molto bene, discreto volume e note sempre molto nitide. Il manico è la grande sorpresa: scorrevolissimo e piacevole al tatto, non faccio nessuna fatica a trovare l’impostazione della sinistra. Lo split coil centrale sporge meno dal body rispetto all’humbucker del mio G&L e la parte alta è in posizione più avanzata: questa cosa mi mette un attimo in difficoltà nel trovare il giusto appoggio del pollice destro, ma è un attimo e so che mi ci abituerò facilmente. Lo strumento è settato bene le corde sono D'Orazio seminuove. Sono fissate sul ponte e non passanti attraverso il body. L’action è molto bassa, forse un po’ troppo per i miei gustii, ma sono impaziente quindi decido che va bene così. Attacco l’ampli (ATS BP1000 con due Megacasse 1x12) e metto ii basso in ATTIVO con tutta la catena in flat, il rumore dell’elettronica si sente appena, è leggero e di tono basso quindi non mi disturba. Appena tocco la prima nota mi fermo, devo abbassare il volume perchè segnale in uscita è molto alto: più alto del mio G&L USA (il ché è tutto dire). Prima provo qualche semplice scala soffermandomi su alcune note per valutare con l’accordatore acceso la tastatura, l’intonazione ed ad orecchio eventuali variazioni di output tra le corde e tra le diverse zone della tastiera, ma tutto risulta perfetto (e ci mancherebbe ... con quello che costa!). Dopo avere notato che il sustain è già molto elevato, mi chiedo come sarebbe se montassi le corde passanti, ma onestamente ritengo che queste siano un po’ delle leggende metropolitane e in realtà non mi aspetto grosse differenze.
Inizio a fare qualche piccola variazione sull’equalizzazione del basso e qui ho la prima sorpresa: devo stare attento perchè ad ogni minima variazione sui pot il suono risponde immediatamente in modo decisamente nervoso. In particolare ho trovato la regolazione parametrica dei medi efficacissima: il boost dei medi si sente immediatamente. Io di solito procedo così: alzo il pot dei medi per enfatizzare la banda, poi passo alla variazione delle frequenze per decidere quale tipo di “voce” voglio dare allo strumento: non conosco le frequenze di intervento, vado a orecchio, ma alla fine il pot è poco oltre metà corsa verso le frequenze più basse. Dopo avere scelto il timbro desiderato, in pochi secondi rifaccio la regolazione “fine” dei tre livelli alti, medi e bassi secondo il mio gusto. In questo modo raramente mi sono trovato a dovere poi ritoccare di nuovo le frequenze. Nella versione Mex il pot dei medi lavorava su di una frequenza fissa e le modifiche percepite erano meno marcate e il timbro finale aveva una variabilità inferiore: qui è tutta un’altra cosa, non credo arriverò mai ad utilizzare i due limiti estremi delle frequenze selezionabili.
Dopo circa 20 minuti che suono mi rendo conto che questo è uno strumento che non perdona nulla, il tocco deve essere molto preciso e ogni piccola variazione della mano destra così come ogni piccola imperfezione nella diteggiatura della sinistra si sentono in modo implacabile, la nitidezza delle note è sempre alta e anche sul low B risulta impressionante, confesso che per le mie ben misere capacità tecniche è quasi difficile da gestire … emergono tutti i miei (enormi) limiti tecnici, ma il suono mi piace moltissimo: giocando anche solo col pot dei medi si passa senza fatica da note con un attacco molto aggressivo (e senza plettro !) a suoni pieni, profondi, un po’ arrotondati ma sempre ben intelleggibili. Alzo il pot dei medi (senza variare la frequenza d’intervento) e provo a dare qualche polliciata. Io non sono un gran sleppatore, ma il suono esce sempre molto pieno, anche quando non riesco a colpire la corda alla perfezione non si sente una gran differenza: la nota suona sempre e considerando che in questa tecnica io sono un vera pippa questo è un grosso punto a favore ! Pur non essendo un suono tagliente in stile Milleriano, il risultato mi soddisfa. Magari in futuro troverò una regolazione migliore ma questo non è certo un basso progettato per avvicinarsi ai suoni stile Marcus Miller, se serve quel tipo di suono occorrerà probabilmente smanettare anche sulla testata e alla fine non sono sicuro che sia possibile ottenere il risultato pieno, ma questa non è una mia priorità.
Dopo tutte queste riflessioni rimetto a posto il pot dei medi, passo lo switch al passivo e ho la mia prima delusione: c’è una enorme differenza di segnale. Ho avuto altri bassi del tipo Attivo/Passivo ma nessuno con un segnale che cala in modo così evidente, nemmeno il Mex aveva questa enorme differenza. O l’elettronica del CS è davvero così “presente” oppure questi pick-up in passivo rendono poco. Mi rassegno e alzo il master q.b. per ottenere lo stesso volume di prima. Il suono torna ad essere pieno ed è diventato veramente il classico suono Fender Style ! Decido di iniziare a giocare un po’ con il pan-pot: ill basso ha perso volume nel passaggio al passivo ma ora il suono dei pick up risulta di nuovo molto piacevole. A volere trovare il pelo nell’uovo il Noiseless al ponte usato da solo risulta un po' vuoto e povero, soprattutto sulle frequenze più basse, ma chiudendo un po’ il tono le cose migliorano e il classico suono alla Jaco c’è.
Chiudo il single coil al ponte e lascio solo lo split, prendo in mano il plettro e inizio a pestare un po’ ... la soddisfazione è enorme ! Su questo Forum ho letto qualcuno (... forse Gozer) che diceva che il Precision è un basso adatto alla “maturità” del musicista: suonando il RH come se fosse un Precision mi sono ritornate in mente queste parole. Trovo che questa affermazione sia vera: questo è il suono che non ha fronzoli, non ha declinazioni, non ha sfumature … è quel suono, punto ! E’ come la voce roca di una bravo cantante navigato e un po’ avanti negli anni, che ormai sembra sempre uguale a sè stessa, ma che riesce sempre a interpretare le situazioni diverse e le diverse melodie, senza stancare. Questo è essenzialmente il valore aggiunto che io cercavo in questo basso: grande versatilità e vasta gamma di suoni, ma soprattutto il suono del Precision. … Ma allora perchè non prendere un bel Precision direte voi …. forse perchè non sono ancora abbastanza “maturo” per farlo, ma non è escluso che un giorno decida anch’io di fare il grande passo. Per ora, con questo, non ne sento il bisogno e mi godo questa meraviglia uscita dal Custom Shop di Fender.
Parliamo un po’ anche di DIFETTI (almeno quelli che ho potuto notare al primo utilizzo).
- Questa cosa del non perdonare imperfezioni tecniche non è certo un difetto dello strumento ma rimane qualcosa legato alla combinazione Strumento+Musicista. Per mè è comunque una seria complicazione e sarà una bella sfida.
- I due pot concentrici sono comodi ma a volte nel fare regolazioni al volo quello superiore trascina e muove anche quello sottostante e viceversa. Essendo così sensibile alle variazioni questa cosa complica non poco l’utilizzo (vedrò se riesco a migliorare qualcosa con la manualità o eventualmente con un passaggio dallo liutaio).
- Il meccanismo di Drop che normalmente sul 4 corde è montato sul MI, qui è montato sul SI (!). Onestamente vista la presenza della V corda lo ritengo una cosa completamente inutile.
- In passivo il volume cala moltissimo (decisamente TROPPO).
- La risposta dell’elettronica è molto efficace ma anche molto “nervosa” e costringe a fare modifiche millimetriche non sempre facili, soprattutto se fatte al volo.
- Il Noiseless al ponte, usato da solo in passivo è un po’ povero, almeno per i miei gusti.
Tutto questo sempre IMHO e al netto di eventuali errori. Non mi chiedete di postare dei samples perchè NON sono capace di farli, ma se vi venisse voglia di provarlo non vi fate scrupoli e chiedete: una birra e due chiacchiere non si negano a nessuno. Ringrazio Benny Pizzuto (qui Bennybass) di Torino, persona splendida e gentile, che mi ha venduto questo gioiello che è diventato il basso per cui ho speso più soldi e fatto più chilometri nella mia vita, ma ne è decisamente valsa la pena. Se avete avuto la pazienza di arrivare fino a qui a leggermi, vi meritate almeno tutta la mia stima.
Max













Modena - Italy




MONTORO
infatti quelle che ho scritto sono più delle considerazioni personali; ma soprattutto, dovendo parlare di un basso raro, costoso e in edizione limitata, credevo che non interessasse a nessuno. 



Montefiascone (VT)

...dei piedi !
































