ho da poco preso l'Attitude II usato, e devo dire che mi sta piacendo moltissimo.
non mi sento ancora in condizioni di fare una recensione approfondita, però già qualcosina si può dire.
intanto è un Made in Japan fatto come si deve, curatissimo nei dettagli e nelle finiture, non c'è una virgola fuori posto, ed il progetto di base è molto interessante.
partiamo dal presupposto che, oggi, ci sono diverse versioni di questo basso:
Attitude I: era quello basato sul suo modello anni 90, che si differenzia dai successivi per alcuni dettagli.
- il manico ha quattro viti ed una placca di alluminio al tacco che serve a rinforzare il manico per i suoi "neck bending"
- non c'è possibilità di usare il basso in mono, come nei successivi
- colori nero e celeste, con segnatasti rossi
l'
Attitude II invece è quello "surf green":
- il manico ha quattro viti di cui due dietro e due "davanti", sotto al pickup al manico, che per altro sono a testa esagonale, ed il tacco "allungato" è in legno.
la dimensione del profilo del manico è gigantesca.
- c'è possibilità di usarlo in mono inserendo il jack nell'ingresso più esterno (visto dall'alto, è quello a sinistra) e sollevando il push-pull del pickup split coil.
- il pickup al manico è coperto da una cover in plastica, e l'altezza non si può regolare.
i successivi sono l'Attitude III ed il 30th anniversary, che differiscono per aggiornamento dei pickup e (sul III c'è quel pickup al manico a lama e sul 30th c'è un pickup cromato, e lo stesso vale per lo split coil), i jack hanno la placca metallica intorno ed il manico è avvitato con 6 viti, di cui due "oblique" che, a detta di Yamaha e di Sheehan (le usano pure sul Peter Hook), "tirano" il manico verso il body e rendono più solida la struttura.
a me è capitato di trovare a buon prezzo l'Attitude II, se lo vendeva un amico e non voleva darlo a chiunque, e siccome mi ha sempre affascinato come modello, ed in questo periodo sto in fissa con Sheehan, mi sono buttato
partiamo dalle basi, e di questo esemplare del 1999.
la forma è quella dell'Attitude degli anni 90, che poi è la Yamaha Pacifica modello tipo Stratocaster, molto comodo ed ergonomico, con le smussature solo dietro e dove poggia il braccio destro.
i bordi quindi non sono come un Fender, non si arrotonda così tanto ma rimane la forma più squadrata (ma non tagliente).
il manico è un 44,5mm di capotasto, con un profilo gigantesco, 21 tasti di cui gli ultimi 5 "scalloped", ossia col legno scavato per non far toccare il dito. è molto utile per fare i bending, e giustamente Sheehan, al contrario di chitarristi come Blackmore e Malmsteen, lo ha solo su questi ultimi tasti, e solo per metà larghezza della tastiera.
la paletta è parecchio grossa, con meccaniche grosse ed il D-Tuner sul Mi, che sembra funzionare molto bene, però in generale come paletta sbilancia leggermente il basso.
vedendo suonare Sheehan, la cosa si nota anche sui suoi (che a detta sua sono niente più che quelli acquistabili, che poi lui si continua a modificare nei pickup e nei dettagli come ha sempre fatto), tant'è che spesso lo si vede aggiustarsi il basso a tracolla mentre suona.
da seduti è un po' più evidente, in piedi non lo si nota troppo, e se tenuto ad un'altezza normale non incide molto. non casca come un Gibson SG.
parliamo comunque di un basso che pesa circa 4kg, etto più etto meno (ben sotto i 4 e mezzo). io lo uso con una tracolla Planet Waves da 5€, di quelle in nylon leggerissime.
"acusticamente" la struttura effettivamente ha il suo perchè: il manico grosso e l'aggancio del manico particolare, con le due viti davanti e due dietro, rende la struttura molto stabile, e si sente dalle vibrazioni.
c'è un sustain impressionante in acustico, e soprattutto le note morte sono quasi del tutto debellate. se non ricordo male c'è stato un periodo in cui Sheehan sponsorizzava il FatFinger di Fender (io feci un po' di registrazioni usando un capotasto mobile a pinza, ed effettivamente scomparivano i dead spot), quindi penso che il tutto questo continuo modificare lo strumento abbia portato ad una sorta di progetto "ideale" dal punto di vista acustico.
in ogni caso, le note su cui si evince la presenza dei dead spot sono La, Sib e Si, ma siamo veramente nell'ordine della maniacalità, non ci sono mai quei colpi secchi con zero sustain. un maniaco come me ci fa caso perchè se li analizza, ma altrimenti questo basso suona veramente "tutto".
a livello di suono non è niente di così strano, e senza usare gli "accorgimenti di Sheehan", quindi l'equalizzazione a campana, l'overdrive sempre acceso ed il compressore fisso, suona in modo del tutto normale.
i pickup di questo erano ancora tutti e due dei Di Marzio, e lo split coil ha un output notevolissimo, più alto dell'humbucker al manico. è comunque uno split coil abbastanza normale, e restituisce il classico suono del Precision, leggermente più "forte".
non c'è il controllo del tono per lo split coil.
l'humbucker ha un suono che invece ricorda tantissimo i vecchi Gibson, od anche l'SG più recente, e ci ho ritrovato quelle sonorità che ho usato tanto negli anni scorsi.
il push-pull collegato al pickup al manico non ho capito benissimo cosa faccia, dovrebbe "schiarire" un po' il suono, ma onestamente mi sembra una cosa davvero poco evidente.
anche nei video demo, non mi è mai sembrata una cosa così incisiva.
per testare l'uscita stereo, ho giocato con la scheda audio, non disponendo di due amplificatori in casa, e devo dire che è una cosa molto molto interessante.
esempio: quello che ho fatto è stato collegare i due pickup a due canali distinti, così da poter registrare due tracce separate.
questo si traduce quindi nell'avere due tracce di basso con suono differente, uno più "tondo" ed uno più aggressivo e definito.
nell'utilizzo in mono invece come un qualsiasi basso a due pickup, si possono miscelare, usare singolarmente e quant'altro.
la differenza di volume c'è, e mi rendo conto che Sheehan, che usa il compressore sempre a cannone e del tutto "ammazza dinamica", come spiega lui, non si possa creare il problema.
per l'utilizzo normale forse non è il massimo, perchè anche abbassando molto lo split, il volume rimane sbilanciato.
diciamo che passare da un pickup all'altro singolarmente fa notare la differenza, ma forse più in registrazione che non suonando con l'ampli, perchè lì è pure una quesitone di frequenze ed aria.
in ogni caso in questi giorni dovrei provarlo per bene in gruppo. ad oggi l'unica uscita che ha fatto è stata sabato scorso, a casa di amici, suonandolo in un ampli da 10w per chitarra. ironicamente è il basso che ha fatto suonare meglio quell'ampli, però
in conclusione, c'è da dire che è un top-di-gamma serio, si vede la cura dei dettagli, si vede il progetto dietro e si vede subito che non è un basso di fascia economica.
assieme al BB3000 ed al TRB6p fa la sia figura, e l'unica cosa che forse lo fa sembrare meno "costoso" è la finitura: body verniciato coprente, manico satinato piuttosto grezzo, tutte piccole cose che a colpo d'occhio fanno pensare ad un basso di fascia media.
in realtà sotto le mani dà una sicurezza inaudita, non pensavo.
come corde ho messo, giusto per rimanere in tema e per provarle, le Rotosound BS66, ma ne parliamo poi.
a livello di setup è ottimo, permette di abbassare molto l'action mantenendo comunque corsa delle sellette. io l'ho dovuto far rettificare dal liutaio, perchè comunque è un basso con 22 anni sulle spalle, ma i tasti sono ancora in ottime condizioni e belli alti.
è sicuramente un bellissimo progetto, e per come stanno andando i miei gusti in questo periodo, è veramente centrato su sonorità lontane dal "frizzante".